IL POTERE DELLA COMUNICAZIONE E NON SOLO

Appena ieri, 22 febbraio 2025 è stata rappresentata al Teatro Stabile di Catania nella Sala Verga, “La pianta della parola” tratta dalla celebre fiaba di Luigi Capuana.

A questo punto i nostri lettori potrebbero iniziare a pensare con spirito ironico… e allora? Normale che in un teatro vengano rappresentati “spettacoli” di ogni tipo.

Ma, c’è sempre un ma, in questo caso infatti si tratta di un progetto legato fra le altre cose  alle attività e al portale di informazione culturale dell’Università di Catania  per cui a nostro avviso degno di nota e pubblicizzazione in quanto coinvolgente per una grande fetta dei nostri studenti e non solo che troveranno seguendo questo progetto un notevole arricchimento morale, sociale eculturale.

Andiamo allora a vedere i dettagli dello spettacolo.

Luigi Capuana di questo racconto classico siciliano ne è l’autore originale che viene liberamente interpretato dai registi Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi ed è andato in scena, come detto ieri, nel Teatro Stabile di Catania in collaborazione con l’Associazione Buio in Sala.

Gli ottimi interpreti e attori sono stati: Daniele Bruno, Federica Fischetti, Massimo Giustolisi, Marina Puglisi, Irene Tetto e Daniele Virzì

E, udite udite, il prezzo del biglietto era di solo10 euro.

La trama de “La pianta della parola” assai intrigante e coinvolgente ruota attorno a un re che desidera ardentemente un erede, ma non riesce ad averne.

Il re incontra una misteriosa vecchina e riceve da lei una mela magica.

La regina deve mangiarne solo la polpa mentre la buccia va data alla cavalla e

il torsolo sotterrato nel giardino.

Ed eco cosa accade: dalla buccia nasce un cavallo straordinario, dal torsolo la pianta della parola.

Questa pianta è particolare perché ha foglie d’oro che cantano e parlano.

La regina partorisce finalmente il principe Reale.

Ma una strega malvagia si accorge dei prodigi e quindi rapisce il giovane principe.

Il ragazzo cresce allora prigioniero senza conoscere la sua vera identità.

Solo grazie all’aiuto del fedele cavallo magico e ai poteri della pianta della parola il principe riuscirà a sconfiggere gli incantesimi, scoprire le sue origini e ritornare dal padre.

La storia in sè assai fantasiosa e intrigante ha, ed è qui che sboccia l’evento educativo e culturale, un significato morale e non solo che possiamo collegare anche alla nostra professione di giornalisti essendo legata in maniera viscerale al “potere” della comunicazione.

La pianta che parla e canta simboleggia l’importanza della parola, del dialogo e dell’arte come strumenti capaci di superare l’isolamento e sconfiggere le bugie rappresentate dalla strega.

Il viaggio del principe Reale è una metafora della crescita infatti per diventare adulto e libero, il protagonista deve scoprire chi è veramente e da dove viene e quindi possiamo legare questa crescita con la ricerca della propria identità:

La salvezza del principe non arriva da un intervento solitario, ma dalla stretta collaborazione e dal legame fraterno con il cavallo magico e con la pianta, a dimostrazione che l’unione e il rispetto per ciò che ci circonda portano alla vittoria sul male indice di fedeltà e di alleanza con la natura

Gli inganni della strega non possono durare “sine die”, la verità e la giustizia riemergono sempre grazie al coraggio e alla purezza di cuore ed emerge così a questo punto il trionfo della verità.

Nello spettacolo del Teatro Stabile di Catania, il testo di Capuana è stato riadattato dai due registi, proprio come uno strumento di crescita per i nostri giovani perché si viene a stimolare in un’epoca, quella di oggi, dominata dagli schermi, l’educazione all’ascolto, ed è innegabile che l’inserto musicale e l’ascolto delle “foglie che cantano” stimolano l’immaginazione e l’attenzione anche dei più piccoli.

Utilizzare una fiaba della tradizione siciliana ha permesso tramite i registi e gli ottimi componenti del cast che lo ha ben eseguita, di connettere, per usare un termine molto diffuso e divenuto d’uso comune,  le nuove generazioni con il patrimonio culturale e letterario del proprio territorio, ergo indefinitiva la valorizzazione delle nostre radici.

Ci auguriamo allora che nostro pezzo non vi abbia annoiato ma sia servito per aprire una riflessione come è accaduto a noi al termine della rappresentazione sui temi, chi siamo, da dove proveniamo e cosa vogliamo diventare, e di questo ne abbiamo voluto rendere partecipi.

 

Catania, 23.02.2025

 

                  di     Vincenza Mascali

 

Rubrica: Pensieri Rumorosi