Intervista a Riccardo Mangiacapra, un autore e un uomo lungimirante di Laura Gorini

La parola d’ordine è solo una ed è Amore che non vuole dire possesso ma vuole dire rispettare, supportare e comprendere i bisogni dell’altro

Si intitola La tela di Archimede (Blitos Edizioni), il nuovo intenso romanzo di Riccardo Mangiacapra. Ambientato in parte in Sicilia, tocca importantissimi temi come la ricerca di se stessi e lo spirito di sacrificio. Centrale è anche il vasto mondo sei sentimenti, come quello di un figlio per la madre nonché un desiderio di vendetta. E nel parlare di questa grintosa ma, nel contempo delicata opera, l’autore ci ha parlato di che cosa servirebbe oggi per essere delle persone migliori in un mondo migliore.

Riccardo, il tuo nuovo romanzo inizia in Sicilia, che cosa ami particolarmente di questa terra?

La Sicilia è una terra che conosco bene perché in passato mi è capitato di lavorarci per lunghi periodi. Sentivo l’esigenza di restituire qualcosa a questa terra piena di cultura.

Quando parlo di cultura basta citare scrittori come Pirandello, Sciascia, Camilleri, Verga e tantissimi altri ; ma anche di luoghi unici al mondo, Siracusa con l’orecchio di Dionisio, il teatro Greco, il parco di Neapolis e poi Noto, la capitale del barocco; Agrigento e i suoi templi e la sua cattedrale; la fontana dell’elefante a Catania, per non parlare di Palermo, capitale dell’Emirato di Sicilia. Una terra tutta da vedere e da scoprire.

Archimede la lascia e nel fare questa scelta abbandona anche la sua adorata madre. I due rimangono comunque legati, non solo dal profondo amore, ma anche da un duro destino. Hai sentito qui forte, in qualche maniera, il richiamo di Giovanni Verga e dei suoi Malavoglia?

Sicuramente le letture di gioventù fanno parte del nostro bagaglio culturale e qualche volta si tende a ripercorrere sentieri già battuti. In realtà l’ispirazione è la cronaca, la storia che si mescola con tante altre storie lette e vissute.

In realtà l’atteggiamento che ha il papà nei confronti della mamma è più quello che si respira nella novella La robba. Maria Grazia infatti è vista come una cosa sua e il suo giocattolino. Da uomo e da padre, come sei riuscito a descrivere un rapporto così complicato tra due persone che hanno comunque messo al mondo un figlio?

Ritorniamo a quello che abbiamo sentito, letto e vissuto in parte. Le cronache sono piene di storie di donne maltrattate. Il nostro vocabolario si è riempito di nuove parole come “femminicidio”. Non vi è dubbio che il rapporto tra uomo e donna appare sempre più morboso e possessivo, bisogna certamente cambiare una mentalità, rieducare i nostri figli e permettimi, lo posso dire come nonno, i nostri nipoti. Non bastano film, libri e giornali bisogna lavorare tutti insieme per debellare il male e la violenza dentro noi stessi e dentro chi ci è vicino.

La parola d’ordine è solo una ed è Amore che non vuole dire possesso ma vuole dire rispettare, supportare e comprendere i bisogni dell’altro.

Queste situazioni di violenza sono ancora tristemente vive. Non per nulla la violenza sulle donne miete vittime ogni giorno. Come possiamo fermarla? Credi che anche i Social possano in qualche maniera alimentarla?

I Social spesso sono additati come colpevoli di questa situazione.

I Social si basano su un principio fondamentale, più mi faccio notare e più successo avrò nella vita. Se sono noto o nota a tutto il web sicuramente sarò una persona realizzata e di successo.

Il culto di sé stesso, genera onnipotenza, posso fare ciò che voglio e posso possedere tutto quello che voglio, compreso il MIO uomo o la MIA donna.

Il gioco si rompe quando si rompe il rapporto, allora sono autorizzato a fare di tutto, a pubblicare foto intime, a picchiare, ad uccidere, in nome della mia onnipotenza.

La colpa non è dei Social, ma è da ricercare in noi stessi, a quella parte di educazione che si chiama, rispetto dell’altro. Se non abbiamo rispetto delle decisioni dell’altro, perdiamo la nostra essenza umana.

L’Arte e, in particolare, la Letteratura che cosa può fare in tal senso?

Molto, la Letteratura ma l’Arte in generale apre la mente, fa confluire in noi stessi sensazioni positive, può educare nei sentimenti e far riflettere sulle nostre convinzioni.

Basti pensare ai classici che studiamo a scuola, quante volte ci siamo sentiti Giulietta e Romeo o Renzo e Lucia, quanta poesia c’è in quei versi, in quella letteratura! Insomma, dobbiamo pensare a nutrire il pensiero, non solo il nostro corpo.