DEMOCRAZIA IN SVENDITA 

Lorella Presotto   –   

 

 

 

Ci aveva provato Matteo Renzi, ma gli era andata male. Cinquantasei giuristi avevano redatto un documento puntuale per la richiesta di referendum, che andato in porto e presentato agli italiani bocciò completamente la riforma costituzionale.

Ci ha riprovato il governo  pd-5 stelle e con una maggioranza risicata,  ha approvato il taglio dei parlamentari di ben  trecentoquarantacinque unità. Centoquindici senatori e duecento trenta deputati.

La proposta è stata presentata agli italiani in modo esaltato, rappresentando un grande risparmio.

In verità questo risparmio si traduce in meno di un euro l’anno per ciascun italiano, mentre invece il danno alla democrazia produrrà effetti devastanti molto presto.

Anzi tutto va a rendere completamente squilibrato il sistema di elezione.

Ma non come molti pensano. Non saranno le piccole regioni a farne le spese, perchè queste hanno un numero fisso di rappresentanti garantito. Saranno le grandi regioni.  La loro rappresentanza diminuirà,  proprio in virtù del fatto che le piccole regioni manterranno il numero di rappresentanti fisso garantito, mentre le grandi regioni vedranno scendere il numero dei loro rappresentanti.

Precedentemente infatti ci si attestava su 1,1% mentre con l’attuale riduzione ci attestiamo allo 0,7, divenendo il fanalino di coda in Europa, dietro la Spagna che ha un indice dello 0,8%.

Il discapito sarà immenso per i piccoli partiti, che tra diminuzione di rappresentatività e soglie di sbarramento difficilmente vedranno realizzarsi il loro sogno di poter arrivare a conquistare qualche scranno e poter così diffondere la loro idea.

 

E qui si presenta un altro vulnus: l’incostituzionalità di tale riforma. L’impedimento ad un numero di soggetti di avere rappresentatività  in parlamento . Quindi all’incostituzionalità dello sbarramento si aggiunge l’incostituzionalità della diminuzione della rappresentanza.

Un grosso taglio alla democrazia,  e se si pensa  che questo era uno dei propositi della Loggia P2, possiamo ben inquadrare le motivazioni che vi sono dietro a questa aberrante riforma, e chi le ha spinte.

Non siamo strenui difensori della Costituzione della Repubblica, anzi riteniamo che contenga diverse falle;  ma vi sono anche dei principi che essa contiene che sono assolutamente condivisibili.

Principi provenienti dal giusnaturalismo, una corrente di pensiero del diritto  universale che ha modificato lo status dell’uomo e che non andrebbero mai toccati.

Maggiore è la rappresentatività maggiore è la democrazia. 

Nell’antica Grecia il popolo veniva chiamato nell’agorà per esprimersi e decidere della vita collettiva.

Nello stato moderno il popolo elegge i propri rappresentanti e li manda in parlamento per discutere delle politiche del futuro.

Ma se una parte di questo popolo viene tagliata fuori, allora non vi è più democrazia, in quell’agorà che è il parlamento non tutti potranno esprimersi, e la sovranità popolare sarà pertanto limitata, anzi per alcuni vietata.

Potevano esserci mille altri modi per poter attuare dei risparmi, anche se, pure su questo punto avrei molto da obiettare sulle politiche economiche scriteriate allle quali ci sottoponiamo senza necessità, dato che se fossimo un paese libero e indipendente, con la gestione della nostra moneta non avremmo bisogno di fare alcun sacrifico. Ma questo è un altro discorso, che affronteremo un’ altra volta.

Un modo per attuare un risparmio poteva essere quello di ridurre le indennità parlamentari, di togliere uffici e scorte a ex presidenti. Mettere un tetto alle spese di rappresentanza, ai viaggi inutili, ai servizi di segreteria e altro.

Si potevano eliminare le cose davvero inutili e superfue.

Insomma i problemi i nostri politici non  li risolvono mai , li complicano sempre.

Spiace comunque rilevare che una grossa fetta di popolazione approva il taglio, preferendo un illusorio e falso risparmio alla democrazia.

Quella democrazia conquistata a prezzo di vite umane.

I danni saranno presto evidenti, alle prossime elezioni politiche. Tanti si vedranno decurtati diritti di rappresentanza,di espressione,  e allora che farà la politica, tornerà sui propri passi ?

Certo è che le riforme costituzionali dovrebbero avere la massima condivisione e non fatte a colpi di maggioranze risicate.

Se si pensa che alle ultime elezioni del 2018,  il 45% della popolazione si è astenuta, si conclude che solo la metà della popolazione attraverso i propri rappresentanti ha approvato la riforma.

Non vi è maggioranza, e non vi è un numero esteso.

Una riforma che non andava fatta, non in questo modo.

Non rimane che sperare in un referendum confermativo, che dia la possibilità a tutto il popolo di esprimersi.

Se non avverrà,  questa sarà un’altra riforma zoppa, che peserà sulle coscienze di molti, ma soprattutto sulla democrazia che ne uscirà sconfitta.

                                                                              Lorella Presotto

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