LA CAPRETTA E l’IBIS SACRO

Buongiorno Bambini, mettetevi comodi perché oggi abbiamo voglia di raccontarvi una fiaba…

C’era una volta una bellissima isola chiamata Trinacria.

Vi chiederete: ma cosa significa Trinacria? Ebbene vuol dire “isola dei tre promontori”.

Adesso però scommettiamo che volete sapere quali sono i tre promontori, vi accontentiamo subito:

– Capo Peloro, situato a nord-est, corrispondente all’area di Messina.
– Capo Passero, situato a sud, in provincia di Siracusa.
– Capo Lilibeo, situato a ovest, più vicino a Marsala.

Se uniamo questi tre punti estremi ci accorgeremo della tipica forma triangolare dell’isola.

Ebbene, a Capo Peloro esisteva un piccolo borgo ameno chiamato Dolcedimora, dove si potevano ammirare bellissimi paesaggi, fiumi, gole e cascate, e se i viandanti curiosi volevano spostarsi ancora più in là, incamminandosi si trovavano ad ammirare le Saje (sistema di irrigazione introdotto dagli Arabi) e le famose Gurne (piccoli laghetti creati dall’erosione dell’acque dei fiumi
sulla pietra lavica) circondate da meravigliose vegetazione.

In questo piccolo borgo ricco di patrimonio storico, si trovavano i ruderi di un Castello Normanno risalente al XI e il XII secolo, oltre ad antiche chiese medievali e seicentesche.

Era bello entrare in questo piccolo borgo perché c’era un’atmosfera magica, si poteva ammirare una splendida vallata dal muretto d’ingresso per poi ritrovarsi su una minuta piazzetta con un piccolissimo chiosco capace di ristorare i viandanti ed in cui si poteva scambiare qualche chiacchera con dei vecchietti felici e curiosi.

Attraversando ci si ritrovava su un piccolo marciapiede con una zampillante fontanella con alle spalle una bellissima mulattiera dove si erigeva il Municipio che dalla porta d’ingresso ammirava la Chiesa Madre, l’unica funzionante.

Incamminandosi lungo il borgo si potevano trovare piccoli ristori per i viandanti stanchi e affaticati dalle lunghe camminate, con degli anziani che continuavano a ricordare i bei tempi andati mentre guardavano con infinita nostalgia i monelli che giocavano rincorrendosi per strada.

Spesso alzando gli occhi in alto a guardare il cielo azzurro si poteva avere la fortuna di vedere un magnifico uccello con un piumaggio candido, il colore del latte e la testa, il collo, il becco e le zampe di colore nero con un’ apertura alare immensa. “Era un bellissimo esemplare di Ibis Sacro”.
Sembrava quasi ricoprisse tutto il borgo.

La cosa più strana era ciò che teneva in mezzo al becco, un ramo quasi dalle dimensioni di un rotolo di carta, sembrava formasse una “croce”.

Quando atterrava incuriosito da ciò che succedeva a terra, era uno spettacolo da ammirare, con il suo passo elegante e con quella fierezza con cui portava quello strano rotolo in mezzo al becco senza stancarsi mai; lo si poteva incontrare spesso vicino la Chiesa, attratto da quel luogo Sacro, anzi in molti credevano che fosse la sua Casa, mentre lui diceva che era la Casa di Dio.

Il meraviglioso Ibis Sacro conosceva da sempre quei luoghi e quella Casa e la rispettava in quanto Tempio di Dio.

Ma purtroppo la Chiesa era abitata da una capretta dalle piccole corna, con la barbetta e uno strano modo di guardare la gente che si avvicinava, diciamo pure che non era suadente e neppure un bel vedere, sembrava quasi una forza distruttrice e menzognera.

Questa capretta aveva già abitato altre Case, prima di essere portata a Dolcedimora, senza mai riuscire a completare il suo contratto di affitto di 9 anni e cosa ancora più strana è che i suoi Capi Pastore non avevano mai dato alcuna spiegazione di cosa fosse successo per queste cacciate di casa, così repentine.

Questa capretta era arrivata su nomina del Gran Pastore di Capo Peloro, che da lì a poco sarebbe andato via, lasciando il posto ad un nuovo Ibis Bianco.
A Dolcedimora la capretta capì subito che si trovava in mezzo a belle anime pie, ma che a suo dire avevano bisogno di essere indottrinate secondo i canoni da lei stabiliti.

Da lì a poco gli abitanti del piccolo borgo ebbero modo di capire e vedere con i propri occhi, in cosa consisteva l’indottrinamento e quali fossero i canoni.

Bambini, conoscete il significato di “malversazione”?
Non lo conoscete lo immaginavamo… tranquilli vi porteremo degli esempi e così capirete:

dunque, appena insediata la capretta chiese l’inventario dei beni della Casa, per capire quanti gioielli, monete, case e palazzi disponesse; a questo punto riuscita a sapere ciò che le interessava, estromise tutti gli abitanti del borgo che potessero capire le sue intenzioni e manovre.

Dopo iniziò a sistemare Casa a suo piacere con tutti gli agi, comprese delle barriere a formare uno sbarramento per separare ciò che poteva essere visto, da ciò che doveva restare lontano dagli occhi indiscreti, e si diceva pure che si fosse fatta costruire un “bunker” dove entravano solo gli invitati a lei molto cari.

Scusate bambini abbiamo dimenticato di dire che tutte le spese erano sostenute con i fondi della Casa e cioè dei Leali.

Adesso bambini ditemi cosa significa “omertà”, forse sapete qualcosa ma sicuramente volete sapere di più.

Ebbene, parlavamo di manovre, una volta insediata da lì a poco spodestò il governatore, il tesoriere e i consiglieri della Confraternita del borgo, pretendendo di gestire personalmente, facendo finta di non sapere che non poteva accalappiarsi nulla.

Ai tempi le Confraternite erano gestite direttamente dagli Ibis Bianchi e le caprette fungevano da assistenti spirituali, ma a lei tutte queste regole non interessavano nemmeno e siccome amava circondandosi di piccole testoline, sempre pronte a proteggerla, obbedire e applaudirla, finiva sempre che nessuno la infastidiva.

Avendo saputo che esisteva un Collegio della Madonnina, la pretese a titolo gratuito con l’aiuto dell’allora governatore del borgo tanto gentile.

A questo punto vorremmo chiedervi bambini, se conoscete il significato di “immorale”, tranquilli vi porteremo degli esempi e così capirete:

nel borgo c’era anche un Centro di aggregazione che serviva da alloggio per le caprette di passaggio, con altri due alloggi che potevano essere usati a favore della Comunità, ma la capretta pensò bene di cedere senza capire a quale titolo, l’alloggio principale ad una sua parente ad uso abitativo gratuito e chiaramente tutto a spese dei Leali e questa è malversazione ma ne parliamo tra un minuto.
Vogliamo darvi un’altra chicca … la parente viveva con un uomo e non erano nemmeno sposati, ma voi immaginate che vergogna, non vi sembra immorale tutto questo, è questo l’insegnamento di Dio?

E adesso ditemi bambini, sapete cosa significa “malversazione”?

La malversazione è un uso illecito di denaro o di altri beni affidati per ragioni d’ufficio.

Ecco che la capretta disponendo anche degli altri due alloggi, pare che li affittasse personalmente ai pellegrini di passaggio che soggiornavano, intascando le monete d’oro.

Cominciò a battere cassa, chiedendo monete d’oro a tutti, anche alle casse del Municipio, osando sedersi in consiglio municipale a tenere il conto di chi votava a favore e chi contro le sue richieste, per dopo ricattarli e calunniarli davanti a tutti i Leali durante le riunioni della domenica.

Chiese l’aiuto monetario anche all’Ibis Sacro il quale con la sua generosità d’animo e la sua grande apertura alare, la aiutò senza nessuna remora, prendendola a benvolere dicendo: è giovane deve essere aiutata, e chiaramente le regalò tante monete d’oro; a questo punto la capretta aveva capito il cuore di chi le stava davanti e pretese un aiuto ancora più grande e cioè quello di aiutare moralmente i Leali in sua vece almeno per due anni e fu così che la soglia della Casa ricominciò ad essere varcata con gioia.

A questo punto subentra “l’invidia”, bambini voi sapete cosa vuol dire vero?

Ecco che per la capretta iniziò l’invidia, nessuno poteva permettersi di essere più capace, abile e ammirata di lei, e il giorno della preghiera allo Spirito Santo, pensò bene di entrare nella Casa di Dio gridando a squarciagola contro l’Ibis Sacro, seduto al confessionale per ascoltare e amministrare il sacramento della penitenza di un Leale (come da lei richiesto), queste testuali parole: “FUORI SUBITO DA QUESTA CHIESA, QUI COMANDO IO”.

Ma voi immaginate quale strazio, quanto dolore avrà subito quel bellissimo Ibis Sacro bianco come la neve?
Se qualcuno lo avesse guardato con gli occhi dell’anima, avrebbe visto il suo cuore trafitto e le gocce di sangue sgorgare tra le candide piume.

Adesso bambini provate a chiudere gli occhi e immaginare di essere voi il bellissimo Ibis Sacro, cosa provate? Sicuramente “umiliazione, dolore per essere stati perseguitati, incompresi, calunniati, soli e sconsolati, quasi inutili agli occhi di chi osserva da fuori”, ecco adesso riaprite gli occhi e asciugate le lacrime.

La capretta avendo il cuore arido non amava il coro e così lo licenziò, al suo posto iniziò ad usare delle registrazioni a volume altissimo, tra l’altro vietate dal grande Ibis Bianco II.

A volte usava la Casa come tribunale, bambini non ridete e diteci se conoscete il significato di “despotismo”.

Il “despotismo”, è una forma di governo in cui un unico individuo o una ristretta cerchia di persone che detiene il potere assoluto, esercita in modo arbitrario senza avere alcun rispetto per le Leggi, figuriamoci per gli abitanti.

Quando la capretta decideva di ergersi a giudice e dunque giudicare e condannare qualcuno, faceva mettere al centro della Casa dei tavoli con delle sedie dove al centro sedeva il giudice (cioè lei) attorniata dai suoi lecchini, di fronte faceva sedere chi doveva essere giudicato con i propri testimoni.

Capite bambini la gravità, ma veramente la Casa di Dio deve fungere da tribunale terreno?

Volete sapere come la capretta fu capace di rivoluzionare il Carnevale e la preparazione alla Pasqua?

Allora, un martedì di un Carnevale ci fu maltempo e i carri allegorici non poterono sfilare, tutti sappiamo che dopo il martedì grasso, il giorno dopo è il mercoledì delle Ceneri cioè l’inizio della Quaresima che segna l’avvio del periodo di preparazione alla Pasqua e su questo siamo tutti d’accordo vero bambini?

Indovinate cosa fece la capretta… Pensò bene di fregarsene e allora il venerdì della stessa settimana delle Ceneri, fece sfilare i carri allegorici, facendo festa e chiedendo dieci monete d’oro a chi volesse unirsi al ristoro organizzato da lei, chissà cosa avrà pensato Dio di questi comportamenti illeciti e immorali da parte di una sua incaricata…

La capretta pare fosse specializzata in Giocologia, bambini per favore non ridete, siate seri stiamo raccontando una fiaba; sapete, era brava ad organizzare viaggi durante l’anno scolastico all’estero nel paese dei balocchi, per divertirsi e fare divertire i bambini come voi, (chiedendo e intascando 100 monete d’oro a testa, come regalia), perché da buona capretta vigeva il detto: senza soldi, non si canta messa.

A proposito, durante uno di quei viaggi fece una cosa terribile, lasciò una povera signora anziana all’estero nel paese dei balocchi, dimenticando di fare l’appello, non essendo capace nemmeno di pensare ad altri se non a se stessa!

Il giorno di un Natale essendo specializzata come abbiamo già detto in Giocologia, pensò bene di cancellare la messa della sera e vestirsi da topolino…ma voi immaginate bambini la gravità? Era nato Gesù Bambino e lei invece di festeggiare la nascita si divertiva per le strade del borgo facendo la buffona vestita di carnevale!

Avrete capito che la Casa di Dio aveva due antagonisti e cioè un Ibis Sacro che volava alto sopra il cielo del borgo perché sapeva che quella Casa era il Tempio di Dio e la capretta che invece la usava a suo uso e consumo, cioè si contrapponevano la luce e il buio, il divino e il malvagio.

Era chiaro come la capretta fosse stata messa lì non per religione, ma per politica o altro, sì perché tutti si ponevano delle domande: “come mai gli Ibis Bianchi sapevano e non intervenivano, cosa sapeva la capretta da tenerli fermi sotto le sue zampette?”

Un giorno il cielo era di un azzurro meraviglioso e l’Ibis Sacro era poggiato sopra un muretto all’ingresso del borgo accanto alla Casa di Dio, sempre con il suo ramo stretto in mezzo al becco a formare una “Croce”, quando improvvisamente venne circondato, beccato e buttato giù da altri Ibis Bianchi, non capiva e non riusciva a credere a quello che stava succedendo, il suo unico pensiero in quei momenti fu quello di proteggere il suo bene più prezioso, il ramo che conteneva: “LA PAROLA DI DIO”.

Fu in quei momenti che una Forza Divina l’afferrò tirandolo fuori dagli artigli di quelle cattive creature e mentre usciva fuori il collo e le ali con “LA PAROLA DI DIO” stretta in mezzo al becco, vide di fronte a se la capretta ferma sul marciapiede di fronte che lo guardava sconfitta.

Catania, 18/09/2026

di                                                         Vincenza Mascali

Rubrica: Pensieri Rumorosi