Sottotitolo: Il mito rivive con ironia tra cultura e valorizzazione politica del territorio
Chi ha detto che il mito classico debba essere soltanto austero, solenne e relegato alle pagine polverose dei libri scolastici?
A scardinare questo stereotipo ci ha pensato il Parco dei Miti di Zafferana Etnea, suggestivo scenario naturalistico e culturale alle pendici dell’Etna, che nelle scorse domeniche di ottobre ha registrato un grande successo di pubblico con l’evento “Omero torna a raccontare Ulisse”.
Inserito nella più ampia e apprezzata rassegna “Odissea in Sicilia”, lo spettacolo ha dimostrato come le immortali vicende dell’eroe di Itaca possano trasformarsi in una commedia brillante, capace di divertire e, al contempo, istruire spettatori di tutte le età.
Nelle date del 18 e del 25 ottobre, le prime ore del mattino hanno visto il parco animarsi di famiglie, studenti e appassionati di cultura pronti a vivere un’esperienza teatrale decisamente fuori dal comune.
A guidare il pubblico in questo viaggio nel tempo è stato l’attore Matteo Bonaccorsi, che ha vestito i panni dello stesso Omero.
Ma dimenticate l’iconografia del vecchio saggio cieco e distaccato: l’Omero andato in scena a Zafferana è un narratore moderno, arguto, dotato di una verve comica travolgente.
Attraverso un prologo ironico e scoppiettante, Bonaccorsi ha letteralmente reinterpretato le tappe del viaggio di Ulisse.
Il poema epico è stato così sviscerato attraverso una lente satirica, arricchita da aneddoti bizzarri, citazioni colte ma accessibili e continui parallelismi con la contemporaneità.
I mostri marini, le divinità capricciose e le peripezie dell’astuto re di Itaca sono diventati il pretesto per una sequela di gag e battute che hanno mantenuto sempre alta l’attenzione della platea.
L’obiettivo profondo dell’operazione, ampiamente raggiunto, era proprio quello di avvicinare il grande pubblico alla complessità del testo omerico abbattendo la barriera della formalità accademica.
La forza della manifestazione, tuttavia, non risiedeva solo nella performance attoriale, ma nella straordinaria sinergia con lo spazio circostante.
Il Parco dei Miti si conferma un laboratorio a cielo aperto dove la natura vulcanica sposa la narrazione didattica.
Gli spettatori non si sono limitati ad assistere passivamente alla rappresentazione, ma sono stati accompagnati lungo un vero e proprio percorso esperienziale e sensoriale.
Tra i momenti più suggestivi dell’itinerario, una menzione speciale va alle imponenti installazioni in pietra lavica che costellano l’area, capaci di evocare visivamente la forza primordiale dei miti legati alla Sicilia.
Grande stupore ha destato anche “Thalassa, il mare dell’Odissea”, una cupola immersiva a 360 gradi che, grazie a tecnologie multimediali e proiezioni avvolgenti, ha letteralmente proiettato i visitatori nel cuore del Mediterraneo, facendo provare la sensazione di navigare a fianco dei compagni di Ulisse tra tempeste e canti di sirene.
Il culmine del coinvolgimento emotivo e comico, si è toccato durante l’interazione scenica con il personaggio di Polifemo.
La figura del ciclope, tradizionalmente spaventosa e sanguinaria, è stata rimodellata in chiave teatrale per stimolare il dialogo interattivo con i bambini e gli adulti presenti, trasformando il terrore del mito in una catartica risata collettiva.
Al di là del valore prettamente artistico e della risposta entusiastica del pubblico, un evento di tale portata si inserisce inevitabilmente in un preciso quadro di politica culturale e di governance del territorio.
Secondo quanto emerge storicamente dalle linee programmatiche delle amministrazioni locali e regionali siciliane, manifestazioni come “Odissea in Sicilia” non sono semplici episodi isolati di intrattenimento domenicale, ma rappresentano veri e propri strumenti di posizionamento geopolitico e turistico della regione.
Le istituzioni pubbliche e i sostenitori dei progetti di valorizzazione etnea sottolineano regolarmente come l’investimento sul patrimonio immateriale, i miti greci legati alla Trinacria, sia una strategia fondamentale per diversificare l’offerta turistica. L’obiettivo, dal punto di vista politico-istituzionale, è destagionalizzare i flussi, portando visitatori nell’entroterra e alle pendici dell’Etna anche in autunno, riducendo così la dipendenza dal solo turismo balneare estivo.
La scelta di Zafferana Etnea come hub per questo genere di eventi viene difesa dalle forze di governo locale come una dimostrazione di decentramento culturale virtuoso, capace di sottrarre risorse e attenzione al monopolio dei grandi capoluoghi per ridistribuirle nelle comunità montane e pedemontane.
Tuttavia, il dibattito politico attorno alla gestione dei fondi per la cultura in Sicilia non è privo di spunti critici.
Da parte di alcune storiche aree dell’opposizione e di movimenti civici territoriali, viene spesso sollevata la questione della sostenibilità a lungo termine di questi progetti.
Le critiche non si rivolgono alla qualità degli spettacoli, ampiamente riconosciuta, bensì alla frammentazione dei finanziamenti.
L’argomentazione critica si concentra sulla necessità di passare dalla logica del “singolo evento festivo” a un piano strutturato di investimenti infrastrutturali che garantisca l’apertura e la fruibilità dei parchi tematici e dei siti archeologici durante tutto l’anno, creando posti di lavoro stabili e non legati esclusivamente alla stagionalità.
Un ulteriore terreno di confronto politico riguarda il connubio tra investimenti pubblici e soggetti privati nella gestione dei beni culturali e ambientali.
Se da un lato i sostenitori del modello misto evidenziano come la flessibilità e l’efficienza dei privati permettano di dare vita a eccellenze tecnologiche come la cupola immersiva “Thalassa”, dall’altro i difensori di una centralità rigorosamente pubblica della cultura mettono in guardia contro il rischio di una “commercializzazione” o di una semplificazione eccessiva del patrimonio classico in chiave pop.
Nonostante le differenti sfumature nel dibattito sulla gestione economica, l’iniziativa “Omero torna a raccontare Ulisse” mette d’accordo le diverse anime politiche su un punto centrale: la narrazione del mito come fattore identitario e di riscatto per la Sicilia.
Coniugare l’intrattenimento con l’alto valore formativo della letteratura classica rappresenta una scommessa vinta che proietta il territorio oltre i propri confini locali.
L’appuntamento al Parco dei Miti ha spento i riflettori per queste sessioni ottobrine, ma il viaggio dell’Odissea in Sicilia sembra destinato a rimanere al centro delle future agende di sviluppo e programmazione culturale dell’isola.
Catania, 28 Ottobre 2026
di Vincenza Mascali
Rubrica: Pensieri Rumorosi
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