Dal grembo del mare, per arcana potenza,
s’innalzò l’Etna, emblema di forza e possenza;
la Terra, nei secoli, fu la sua storia,
e il fuoco ne scrisse la Sua forma e gloria.
Etna sei cuore che arde la terra mia,
selvaggia e sacra, radice d’eterna poesia.
Mongibello, superbo, fra nubi e splendori,
custodisce nel ventre tellurici ardori;
tra lave e lapilli, nel corso degli anni,
ha inciso nel tempo cicatrici e affanni.
La Grecia lo volle dimora divina,
di Efesto e dei Ciclopi, officina;
là il ferro ruggiva, tra fiamme e scintille,
e Zeus riceveva folgori possenti.
Tifone, il ribelle, da Zeus fu domato,
sotto l’Etna, secondo il mito, imprigionato;
e quando si agita nel sonno profondo,
il monte fa tremare la terra e il mondo.
Encelado ancora, secondo il racconto,
sotto la Sicilia giacerebbe sconvolto;
dal suo respiro nascerebbe il calore,
dal suo antico tormento la lava e il terrore.
Empedocle volle scrutare il mistero,
del fuoco che ascende dal grembo profondo;
ma il monte, geloso del proprio segreto,
serbò nel suo abisso l’enigma incompleto.
E Aci, per Galatea, trafitto dal fato,
nel mito fu pianto, dal mostro accecato;
ma il sangue del giovane, mutato in sorgente,
divenne memoria che scorre perenne.
Nel sedicesimo secolo l’ardore
discese verso Catania con cieco furore;
ma dove la lava pareva portare rovina,
la terra rinacque più fertile e divina.
Così l’Etna, nei secoli, muta e perdura,
tra il dono dei campi e la forza più oscura;
distrugge e ricrea, con sovrana armonia,
come un dio che governa la propria geometria.
Oggi l’uomo lo scruta con scienza e ragione,
ne ascolta il respiro,
ma quando la notte si tinge d’incanto,
la scienza s’inchina davanti al suo magnetico manto.
O Etna, custode di mito e memoria,
nel tuo fuoco perenne, sublime e severo,
la Terra ci svela il suo volto più vero.
Finché dalla vetta salirà il tuo ardore,
finché lava scorrerà nelle vene come fuoco nel cuore ,
resterai, tra gli astri e il mare d’Oriente,
un poema di pietra, immortale e possente.
Domanda: Nella poesia Melinda, l’Etna appare come molto più di un semplice vulcano. Che cosa rappresenta per lei?
Melinda Miceli: L’Etna rappresenta una presenza viva, sacra e identitaria della Sicilia. È il cuore ardente dell’isola, una forza capace di distruggere e, nello stesso tempo, di generare nuova vita. Non è soltanto un elemento del paesaggio, ma una parte inseparabile della nostra storia e della nostra anima.
Domanda: Nel testo si intrecciano mito, storia e paesaggio. Qual è il significato di questi riferimenti?
Melinda Miceli: Le figure di Tifone, Encelado, Efesto, i Ciclopi, Empedocle e Aci trasformano l’Etna in un luogo della memoria mediterranea, dove la cultura greca continua a dialogare con la sensibilità siciliana. Il vulcano diventa così un archivio naturale e simbolico, custode di racconti antichi, tragedie, passioni e misteri.
Domanda: La poesia mette in evidenza anche il contrasto tra la violenza della lava e la fertilità della terra. Come interpreta questa ambivalenza?
Melinda Miceli: L’Etna non è una minaccia assoluta, ma una potenza ambivalente. Distrugge, incide cicatrici e fa tremare il mondo, ma allo stesso tempo rende fertili i campi e permette alla vita di rinascere. In questa alternanza riconosco una concezione profondamente siciliana della natura, intesa come forza severa, imprevedibile e tuttavia generosa.
Domanda: Il sentimento culturale espresso nella poesia sembra nascere soprattutto da un forte senso di appartenenza. È così?
Melinda Miceli: Sì. L’Etna è “selvaggia e mia”, una presenza che appartiene alla storia del mio paesaggio. Il suo fuoco richiama il carattere della Sicilia: fiero, resistente, passionale e capace di trasformare il dolore in bellezza. La scienza osserva e studia il vulcano, ma rimane uno spazio di meraviglia, arcano che sfugge completamente al controllo umano.
Domanda: Quale messaggio di continuità e di memoria affida all’immagine dell’Etna?
Melinda Miceli: Finché il monte continuerà a respirare e la lava a scorrere nelle sue vene, resteranno vivi i miti, la memoria e l’identità della Sicilia. Il vulcano diventa un poema naturale, scritto nella pietra e nel fuoco, capace di dipingere un paesaggio dove si rispecchia nei 4 elementi, il mare, il cielo, la terra, l’aria e i cicli della Natura.
Domanda: In conclusione, che cosa rappresenta l’Etna nella poesia Melinda?
Melinda Miceli: L’Etna non è soltanto un vulcano da contemplare, ma radice culturale, una divinità antica, una ferita e una promessa. È il luogo in cui la Sicilia riconosce la propria forza e il proprio destino di eterna rinascita è la Nostra Araba fenice.


