Sulle orme di San Bernardo” il nuovo cammino spirituale ideato da Pietro Di Miceli

 

Pietro Di Miceli è stato dirigente della Regione Siciliana,  Direttore della film commission Sicilia, Commissario straordinario della Fondazione Taormina Arte-Sicilia, ricordato per aver salvato la TaoArte dal fallimento e per aver fatto diventare realtà la fondazione che per 30 anni era rimasta un miraggio. Oggi ideatore del progetto “Sulle orme di San Bernardo” e componente del Comitato Animosa Civitas di Corleone così si è espresso:“Il programma dimostra la notevole presenza della comunità dei cappuccini, molto attiva nel nostro territorio. Sotto il profilo storico-culturale e paesaggistico, attraverseremo Caltabellotta, nota per la “pace” (rivelatasi piuttosto una tregua) firmata il 31 agosto del 1302 a conclusione della guerra del Vespro Siciliano, fra Angioini e Aragonesi. Andremo anche a Giuliana nel castello dove dimorò in quel periodo Federico III d’Aragona. Il cammino vuole essere anche una riscoperta di queste significative tappe storiche”.

I primi 18 km da Sciacca a Caltabellotta sono stati percorsi dai pellegrini “Sulle orme di San Bernardo”,cammino inedito alla scoperta dei luoghi del frate cappuccino di Corleone che si è concluso il 12 giugno nella comunità natale del santo. Le tappe percorse dallo stesso ideatore: Caltabellotta, Burgio, con visita al convento e ai Musei delle Mummie e della Ceramica. Da qui Bivona, Palazzo Adriano e Chiusa Sclafani, sosta al Complesso Monumentale della Badia e la visita alla bellissima chiesa di San Sebastiano. Il 10 giugno, la tripla tappa a Giuliana (con il suo Castello Federiciano)-Bisacquino-Campofiorito. Venerdì 11 e sabato 12 giugno, sono stati dedicati a Corleone, la consegna del Testimonium, l’arrivo da Palermo del corpo di San Bernardo e le celebrazioni religiose. Ai partecipanti del percorso religioso, storico, artistico e naturalistico il primo giorno, è stata consegnata la “Charta Peregrini” al Convento dei Cappuccini; una sorta di passaporto del pellegrino che ha consentito di avere accesso, con agevolazioni, alle strutture di accoglienza convenzionate lungo tutto l’itinerario, sulla scia del prototipo templare medievale. Dall’altro, il timbro apposto di volta in volta nelle diverse strutture del territorio interessate dal percorso, certificherà il passaggio in quei luoghi. La credenziale del pellegrino è diventata negli anni anche un vero e proprio simbolo da collezione con timbri ricercati che rappresentano opere d’arte in miniatura.

Nell’antica cartografia che raffigura la provincia religiosa dei frati minori cappuccini di Palermo il particolarissimo simbolo dell’orientamento che racchiude un piccolo mistero. Al posto del Nord un “tau”, il crocifisso tipico dei cappuccini e, all’interno, uno sconosciuto personaggio femminile. Dopo alcune ricerche, si è scoperto che si tratta del sigillo della Provincia Religiosa dei Frati minori Cappuccini di Palermo che raffigura la patrona Santa Cristina la quale, su una mano porta la palma del martirio e con l’altra tiene un mostruoso animale marino legato proprio al supplizio della santa.

Il Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico. Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall’Antico Testamento; se ne parla già nel libro di Ezechiele. Tau significa “impressione, simbolo”, ed è il segno che Dio fece sulla fronte di Caino, a ricordo della nobiltà della sua anima caduta. Da un punto di vista simbolico esso è rappresentazione di equilibrio fra la materia e lo spirito.

Il braccio orizzontale, delle necessità materiali, deve stare in equilibrio con quello verticale, delle aspirazioni spirituali.

Con l’avvento dell’iconografia cristiana, è avvenuto un cambio simbolico nella rappresentazione della croce. Si riconobbero sotto il segno nel Tau gli ordini dei Giovanniti o Gerosolimitani, dei Templari, dei Teutonici, degli Antoniani, dei Frati di San Lazzaro e del Santo Sepolcro e della regola dell’Altopascio. Un tau triplo è il simbolo del grado massonico di Holy Royal Arch.

Immersi in un incantevole paesaggio tra i monti Sicani sul percorso si sono ammirati paesaggi, arte, culture e colture: Marineo, Corleone, Campofiorito, Bisacquino, Chiusa Sclafani, il Castello di Federico II di Giuliana in provincia di Palermo.

Gli storici e gli archeologi dibattono se a costruirlo sia stato Federico II, lo Stupor Mundi, o Federico III di Aragona, un sogno medievale ad occhi aperti che domina, a quasi 800 metri, il piccolo paesino, custodendolo.

La sua forma è inusuale per i castelli di Sicilia, guarda gli altri castelli e, presenta una forma trapezoidale, costituita di due corpi di fabbrica rettangolari che si uniscono in un angolo rafforzato dal torrione alto una ventina di metri.

L’interno, suddiviso in diverse sale, ci riporta alla Sicilia feudale, al centro del Mediterraneo che unisce due mondi e due continenti. Ci riporta alla Sicilia di Federico II e del primo laboratorio della lingua italiana, la scuola poetica siciliana.

Guardando a nord, verso Palermo, si vede fino a monte Jato. E tutto questo perché il castello di Giuliana si trova al centro del sistema di fortificazioni e di castelli interni che permetteva di difendere e fare comunicare le strutture fortificate, a vista, da Palermo ad Agrigento. Nell’entroterra della Sicilia si trova Caltabellotta, località antichissima in provincia di Agrigento, abbarbicata su picchi montuosi, con un’alta rupe incastellata che domina e segue il pendio irregolare e aspro del territorio.

Per la sua posizione geografica ed i suoi capisaldi territoriali, venne identificata da storici della levatura dell’Inveges, dal Boudrand e da Ottavio Gaetani, con l’antica città Sicana di Camico, sulle cui rovine sorse la greca Triocala che deve il suo nome a tre caratteristiche naturali che la circondano: la Rocca che la rendeva inespugnabile, l’abbondanza delle acque e la fruttuosità delle sue campagne. I due nomi della fortezza che domina l’abitato di Caltabellotta derivano il primo dalla famiglia nobiliare che nel corso dei secoli ne detenne più a lungo il possesso; il secondo dalla regina madre Sibilla che nel 1194, dopo la morte del suo consorte, il re normanno Tancredi, vi fece rifugiare il figlio erede al trono Guglielmo III per proteggerlo dall’inarrestabile avanzata dello svevo Arrigo VI in Sicilia. Poche vestigia rimangono di quella che un tempo doveva essere un’inespugnabile fortezza di origini bizantine: un muro, un significativo portale a doppio arco a profilo ogivale all’esterno e a tutto sesto all’interno e le fondamenta di alcuni vani. La vetta, comunemente detta “Pizzo” è a quota 949 m s.l.m. e sulle sue pendici sorgevano le possenti mura dell’antico maniero.

Il castello di Burgio si erge sulla roccia ed è circondato da due torrenti (Garella e Tina) che anticamente fungevano da fossato per separarlo dal resto della terra.

La facciata del castello guarda a Sud e nel muro verso oriente è collocata una bifora.

L’ingresso del Castello sul lato frontale è costituito da un arco ogivale a doppio rincasso, accessibile soltanto attraverso una scala rimovibile. La fortezza dal XIV secolo è sempre stata residenza delle famiglie feudali succedutesi fino al 1812, data dell’abolizione del feudalesimo. Dopo fu adibita a carcere. Sulla facciata si aprono il portale ogivale e tre finestre, di cui quella centrale archiacuta con doppia cornice in conci di tufo. Sul piano del castello, recintato da una cancellata, è stato realizzato un Calvario. Nel castello è presente una sala destinata anticamente a cappella.

Il Castello di Corleone risale alla seconda metà del XIII secolo e venne eretto su una rupe, per difendere e controllare i vari insediamenti della zona, oggi della struttura sono presenti solo ruderi. Le cosiddette “rocche gemelle”, una ad est del centro abitato e l’altra al centro del paese, il Castello Sottano, un blocco calcareo geologicamente crollato dalla montagna frontale e su cui è stato edificato il castello medievale ora eremo dei Francescani, ripagano il visitatore della lunga e faticosa salita.

Dott.ssa Melinda Miceli critico d’arte e Scrittrice